L'assurdita' degli 'studi nutrizionali' su animali

di Marina Berati, 21 dicembre 2006

Le ricerche sulla nutrizione, per lo studio degli effetti dei singoli nutrienti o delle loro combinazioni, vengono spesso svolte su animali. Approfittiamo di un articolo pubblicato di recente negli annali della New York Academy of Sciences, particolarmente assurdo e privo di senso, per spiegare quanto questo genere di esperimenti siano fallaci, inutili e ingiustificabili.

L'articolo in questione si intitola "Risultati di studi di carcinogenicita' a lungo termine sulla Coca-Cola somministrata a ratti Sprague-Dawley" e condotta presso la Fondazione Ramazzini di Bologna, tristemente nota per i suoi svariamenti esperimenti su animali.

ABSTRACT: La Coca-Cola e' stata inventata nel maggio del 1886 ad Atlanta, Georgia, da un farmacista che, per caso o appositamente, mescolo' acqua gassata con sciroppo di zucchero, acido fosforico, caffeina e altri aromi naturali, creando quella che e' nota come "la bibita piu' diffusa nel mondo". La Coca-Cola e' oggi venduta in piu' di 200 paesi, e all'inizio del 2000 la compagnia ha venduto la sua deci-miliardesima confezioni di prodotti marchiati Coca-Cola.

Data la diffusione mondiale della Coca-Cola, e' stato pianificato ed eseguito un progetto di studio sperimentale per verificare i suoi effetti a lungo termine quando somministrata al posto dell'acqua su ratti Sprague-Dawley maschi e femmine.

L'obiettivo del progetto era di studiare se e come il consumo a lungo termine di Coca-Cola influisce sulla formazione di tumore negli animali sotto test. Lo studio e' stato eseguito sui ratti iniziando da diverse eta', cioe': (a) su maschi e femmine esposti alla sostanza fin dalla fase embrionica o dalla settima settimana di eta'; e (b) su maschi e femmine esposti dalla 30esima, 39esima o 55esima settimana di eta'. In totale, il progetto ha coinvolto 1999 ratti.

Durante la biofase, i dati sono stati raccolti sulla base dei fluidi, il consumo di cibo, il peso, e la sopravvivenza. Gli animali sono stati tenuti sotto osservazione fino alla morte naturale, e sottoposti alla necroscopia completa. I risultati indicano: (a) un aumento del peso corporeo in tutti gli animali usati; (b) un aumento statisticamente significativo dell'incidenza dei tumori maligni alla mammella nelle femmine, sia nelle madri che nella prole; (c) un aumento statisticamente significativo dell'incidenza di adenomi esocrini al pancreas sia nei maschi che nelle femmine, madri e prole; e (d) una aumentata incidenza, anche se non statisticamente significativa dei carcinomi delle cellule insulari del pancreas nelle femmine, un tumore maligno che si manifesta molto raramente, secondo i dati storici che abbiamo esaminato.

Sulla base dei risultati di questo studio, dovrebbe essere scoraggiato il consumo eccessivo di bibite, specie nei bambini e adolescenti.

Fonte:
Ann. N.Y. Acad. Sci. 1076: 736-752 (2006)
"Results of Long-Term Carcinogenicity Bioassays on Coca-Cola Administered to Sprague-Dawley Rats"
Fiorella Belpoggi, Morando Soffritti, Eva Tibaldi, Laura Falcioni, Luciano Bua, and Fancesca Trabucco.

Commento critico

L'esperimento sopra indicato, che secondo i ricercatori dimostra che "il consumo eccessivo di bevande analcoliche dovrebbe essere generalmente scoraggiato, in particolare nei bambini e negli adolescenti" non dimostra affatto questa conclusione, che invece puo' essere dimostrata semplicemente attraverso l'osservazione clinca e le ricerche epidemiologiche (ossia l'osservazione e lo studio statistico di gruppi di persone e delle malattie che queste sviluppano).

Non la dimostra per vari motivi:

1. I ratti non sono esseri umani in miniatura, e quanto su di loro riscontrato non si puo' dire, a priori, che valga anche per gli umani. Questa e' l'idea di base dell'antivivisezionismo scientifico, e certo non si puo' pretendere di spiegarla in due frasi, anche perche' e' radicato nelle convinzioni comuni che l'idea "proviamo su un animale cosi' sappiamo che effetto fa sull'uomo" sia sensata, e per scardinarla serve un ragionamento approfondito e una informazione precisa, che vi invitiamo a trovare tra gli articoli di approfondimento di Novivisezione.org - http://www.novivisezione.org.
Basti pensare che l'Amanita Phalloides, fungo velenosissimo per l'uomo, e' innocuo per il coniglio, che la stricnina e' innocua per varie specie di scimmie, che la morfina, tranquillante per l'uomo, e' un eccitante per i cavalli e i gatti, e cosi' via.

2. La ricerca non dimostra nemmeno che per i ratti il consumo di coca-cola sia pericoloso; dimostra solo che in condizioni estreme questo consumo e' pericoloso, condizioni assolutamente irrealistiche: consumo di sola coca-cola come unica bevanda per tutta la vita!

3. Se anche, per assurdo, i ratti fossero davvero degli esseri umani in miniatura, e, sempre per assurdo, quanto su di loro riscontrato valesse anche per gli umani, la ricerca dimostra solo che e' dannoso bere solo coca-cola per tutta la vita senza mai bere acqua. Ma nella vita vera, non in quella dei ratti tenuti in gabbia, questo non avviene mai, e quindi chiunque volesse smontare questo studio e sostenere che non e' dimostrato che sia dannoso bere anche un litro di coca-cola al giorno, avrebbe ragione, nel senso che lo studio dimostra la dannosita' in situazioni talmente estreme da non essere significative.

In sostanza, dunque, dare retta a studi di questo tipo e' molto pericoloso, perche' ci mette in una situazione poco difendibile. E' chiaro che il consumo di alte quantita' di bevande gassate sia dannoso, ma se ne vogliamo la dimostrazione scientifica la dobbiamo avere su dei casi reali, il che puo' avvenire solo effettuando studi epidemiologici, vale a dire studiando la realta'. Basarsi su queste conclusioni, invece, permette a chiunque di smontare la nostra tesi.

Questo errore metodologico e' di vecchia data e purtroppo le ricerche sulla nutrizione, per lo studio degli effetti dei singoli nutrienti o delle loro combinazioni, viene spesso svolta su animali. Pure, gli studiosi piu' seri ci mettono in guardia da queste "semplificazioni".

L'American Dietetic Association, nella sua posizione ufficiale sulla disinformazione nel campo della nutrizione, avverte che, quando si devono valutare studi scientifici, i consumatori dovrebbero tener presente "la limitata applicabilita' degli esperimenti sugli animali agli esseri umani". [ADA1989]

Peter Jones, direttore della "Scuola di Dietetica e Nutrizione Umana", ha affermato che: "L'approccio alla ricerca scientifica sta cambiando. Nel passato, ci siamo affidati ai modelli animali; nutrivano i ratti di laboratorio con concentrazioni maggior di grassi, per valutarne gli effetti sul loro metabolismo. Ora la ricerca nel campo della nutrizione e' piu' sofisticata e ci permette di studiare direttamente gli esseri umani." [Chester1998]

In definitiva, con gli esperimenti su animali si puo' dimostrare tutto e il contrario di tutto, basta scegliere la specie "giusta" per ottenere i risultati che vogliamo e le condizioni sperimentali che preferiamo. Ma questa non e' scienza, e un ratto e' diverso da un topo, da un coniglio, da un cane e da un uomo.

E' importante non cadere mai nel tranello di dire "questo risultato e' valido e quindi cito questo esperimento su animali, perche' lo conferma". E' cosi' infatti che la vivisezione si e' fatta la fama di essere "utile". Ma se noi sappiamo che le bibite gassate fanno male, questo non significa ne' che l'esperimento sui ratti sia utile, ne' che dimostri questo (in effetti, non lo dimostra, come spiegato prima). I dati che ci dimostrano davvero questo fatto che pare lampante ce li puo' dare solo l'evidenza sugli umani, che, purtroppo, e' gia' li', disponibile da osservare.

Avvelenare 2000 ratti con la coca-cola non serve a nessuno, se non a dare lavoro e articoli da pubblicare ai ricercatori che l'hanno fatto.

Riferimenti:

[ADA1989] ADA, American Dietetic Association position paper on nutrition misinformation - Identifying Food and Nutrition Misinformation paper, Nutrition Research Newsletter, February 1989

[Chester1998] Bronwyn Chester, "Sound science that tastes good", Mc Gill reportr on-line, 24 September 1998 (http://www.reporter-archive.mcgill.ca/Rep/r3102/food.html)

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