Contenere lo sdegno

Tratto dal numero di ottobre 1998 di "Impronte", periodico della LAV

Uno spiraglio dai laboratori. Un articolo di "The Sciences".
di Emily Laber

"Judah curera` il cancro entro due anni". Questa dichiarazione medica e scientifica, attribuita niente meno che ad una personalita` come James D. Watson sulla prima pagina del New York Times ha fatto il giro degli Stati Uniti in una domenica di maggio. Watson, che ha scoperto la doppia elica dei DNA e che non e` certo noto come persona che rifugge dalle controversie, conserva il suo entusiasmo per l'opera di Judah Folkman, chirurgo pediatrico e ricercatore sul cancro del Children's Hospital di Boston, al lavoro del quale egli faceva riferimento. Ma alcuni giorni dopo quella pubblicazione, in una sua lettera all'editore, Watson smentiva, sullo stesso giornale, di avere fatto una dichiarazione cosi` sensazionale.

E' cosi` iniziata una massiccia rincorsa al chiarimento ed alla denuncia di quanto in realta` ogni scienziato (incluso Folkman) adesso riconosce essere stato uno scherzo crudele, anche se a breve scadenza, sulla psicologia dell'opinione pubblica. Ma una volta ammesso che tutta la vicenda e` stata ingigantita e che solo la prudenza, piu` che giustificata in un simile caso, avrebbe dovuto guidare ogni risposta, bisogna riconoscere che vi era anche il pericolo opposto: che, nell'ondata delle recriminazioni, un lavoro scientifico valido e promettente potesse essere vanificato, magari anche privato dei finanziamenti. "La mia preoccupazione e` che vi sia stato tanto chiasso che, se queste particolari sostanze non funzionano, si sia costretti ad abbandonare l'intero programma di ricerca", dice l'oncologo Allen Oliff, direttore esecutivo della ricerca sul cancro alla Merck and Co. ]Inc. a West Point, Pennsylvania. "Questo approccio merita numerosi tentativi".

Il trattamento di Folkman e` interessante perche` non fa affidamento su di un agente (che si tratti di medicinale o radiazione) per individuare e poi distruggere o rendere inoffensive le cellule cancerose. Esso si serve invece di una particolare richiesta che le cellule di un tumore maligno fanno all'organismo per permettere al tumore di crescere: quella di un maggiore rifornimento di sangue. Lo scopo di Folkman e` di sviluppare una sostanza che funzioni impedendo questo rifornimento. L'approccio innovativo e` gia` andato ben oltre Folkman. Il suo laboratorio ha messo a fuoco le proprieta` di due inibitori di crescita dei vasi sanguigni, conosciuti come angiostatina ed endostatina.. Ma, ispirati dalla ricerca di Folkman, che ha avuto inizio piu` di trent'anni fa, scienziati di oltre cento laboratori stanno sviluppando dozzine di simili sostanze, due delle quali sono giunte allo stadio finale della sperimentazione nell'uomo.

La strategia dei vasi sanguigni offre due vantaggi importanti rispetto ai metodi precedenti. Il primo e` che, poiche` tutti i tumori dipendono da un aumento del rifornimento sanguigno, il trattamento sarebbe non specifico, dunque potenzialmente applicabile a qualsiasi situazione, dal tumore al seno fino alla leucemia. Il secondo e` che, poiche` il trattamento ha per obiettivo dei tessuti normali del corpo, non le cellule cancerose in se stesse, esso potrebbe rimanere efficace anche con l'uso prolungato. Una delle maggiori controindicazioni delle cure per il cancro che hanno come bersaglio le cellule cancerose e` stato che, come gli invasori nei film di fantascienza che cambiano forma di continuo, le cellule tumorali mutano con grande rapidita`, spesso diventando resistenti alla cura.

Per quanto allettante l'idea, tuttavia, e` indispensabile la prudenza per un problema fondamentale nella ricerca oncologica: anche se qualsiasi sostanza oggi in uso per la cura del cancro e` stata provata per la sua efficacia sui topi, la relazione tra gli effetti dei farmaci sui topi e gli effettivi benefici riscontrati clinicamente sui pazienti e` circa del 10%. Questa percentuale cosi` bassa porta due conseguenze. Da un lato l'angiostatina e l'endostatina, che fino ad oggi sono state provate solo sui topi, potrebbero, entro breve, raggiungere la lunga lista delle vantate "cure" per il cancro che facevano meraviglie sui topi, ma che sono fallite con i pazienti umani.

Dall'altro lato, alcuni ricercatori per il cancro hanno iniziato a chiedersi se delle cure promettenti possano essere andate perse. Non potrebbero forse, essi sospettano, alcune sostanze potenzialmente utili essere state scartate perche` non funzionavano sui topi?

E' da molto tempo che i topi sono il cardine della ricerca medica, perche`, come noi, sono mammiferi; perche` sono piccoli, poco costosi e maneggevoli; si riproducono facilmente e nel corso degli anni sono anche stati allevati con caratteristiche particolari. Ma le critiche al "modello topo" abbondano. I topi metabolizzano le sostanze in modo diverso dalle persone e tollerano le sostanze tossiche in modo diverso. Inoltre nella sperimentazione i tumori umani vengono introdotti nel topo sotto la pelle del dorso o del ventre. Questo semplifica la loro osservazione ed il controllo della loro crescita, ma lascia aperta la possibilita` che tali tumori crescano in modo dei tutto diverso all'interno di un polmone o di un fegato umano.

Il "Food and Drug Administration (organo di controllo dei farmaci americano, ndt ) richiede che i farmaci vengano testati su topi ed altri animali per accertarsi che non rechino danno, ma il test non e` richiesto per accertarsi che il farmaco funzioni. Un approccio alternativo promettente e` di creare un modello computerizzato che simuli l'azione delle principali proteine nelle cellule tumorali. Nel valutare la forma di una molecola bersaglio, il ricercatore puo` progettare un inibitore adatto a neutralizzarla. Un altro approccio e` quello di sperimentare centinaia di migliaia di sostanze, a casaccio, contro una proteina bersaglio, per scoprire a quale essa reagisce.

Lo scopo principale di chiunque faccia ricerca sul cancro e` sempre lo stesso: aumentare le probabilita`.

"Quanto valgono i farmaci di cui disponiamo contro il cancro?" e` la riflessione di Edward A. Sausville, oncologo e direttore del Programma di Sviluppo Terapeutico del National Cancer Institute in Bethesda, Maryland. "Quanta gente curano? La risposta e`: relativamente poca."

The Sciences, luglio-agosto 1998

N.B. Richard Klausner, direttore del National Cancer Institute (USA), ha affermato (Time, 18/5/98, p.42) "la storia della ricerca sul cancro e` stata la storia di come abbiamo guarito di cancro i topi. Sono decenni che riusciamo a guarire il cancro dei topi, e semplicemente non ha funzionato con gli umani". Vittorio Zucconi, infatti, commentava gia` cinque anni fa su "l'Espresso": "...se una nuova terapia cura il cancro nei topi, sia pubblicizzata sui giornali per topi. Non su quelli per uomini" e noi vorremmo aggiungere "ma curare il cancro indotto artificialmente nei topi non significa neanche curare il cancro che insorge spontaneamente nei topi..."

Crimini nascosti

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