Domande e risposte

Qui riportiamo alcune informazioni di base per sapere che cosa significa "vivisezione", in cosa consiste, chi la compie, che animali sono usati. Un'introduzione molto efficace, perché viene da una testimonianza diretta di una persona che ha lavorato per settimane in un laboratorio di vivisezione, e che fa davvero capire quanto la vivisezione sia non solo non necessaria, ma del tutto inutile scientificamente (spesso dannosa) e crudele verso gli animali si può trovare alla pagina Vivisezione, sempre più nascosta.

Introduzione a voce

Alcuni brevi interventi in voce spiegano le basi dell'antivisezionismo:

Meglio salvare un topo o un bambino?
Spiegazione di base sul perchè la vivisezione - o sperimentazione animale che dir si voglia - NON è una pratica scientifica e non serve a far avanzare la scienza. La vivisezione uccide il topo, e non salva il bambino.
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Il 5 per mille dallo a chi vuoi, ma non alla vivisezione!
Spiegazione della campagna informativa che invita a non donare il 5 per mille delle proprie tasse alle associazioni per la ricerca che finanziano la sperimentazione su animali. Aprile 2008.
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Quanti soldi e risorse si sprecano per la vivisezione?
Lo spreco di soldi dei cittadini per finanziare la vivisezione nella ricerca di base, quanti animali vengono usati, quanto sono obsoleti i test di sostanze chimiche e farmaci, qual è invece la ricerca vera e quali sono i metodi più avanzati che si avvalgono della tecnologia per proteggere davvero la salute umana. Maggio 2008.
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Altri articoli da cui iniziare, per proseguire l'approfondimento:

Cosa vuol dire vivisezione o sperimentazione animale?

Per vivisezione o "sperimentazione in vivo" si intende qualsiasi esperimento eseguito su animali.
La definizione precisa, del dizionario De Mauro (ed. Paravia) è:
Vivisezione: s.f. dissezione anatomica di animali vivi effettuata a scopo di studio e sperimentazione | estens., qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l'esposizione a radiazioni, l'inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc.
Quindi, tutti gli esperimenti compiuti su animali in laboratorio sono "vivisezione". Ogni anno solo in Italia circa 900.000 animali, quasi 2500 al giorno tutti i giorni, vengono utilizzati per prove inutili e ripetitive, inapplicabili per la salute umana, ancora richieste da leggi antiquate e superate. Gli stessi test sono ripetuti successivamente, con altre forme e tempi, sui destinatari ultimi del prodotto in sperimentazione: noi umani.

Per saperne di più:
Vivisezione, sempre più nascosta.

Chi conduce questi esperimenti e con quali regole?

Industrie chimico-farmaceutiche, cosmetiche, belliche, istituti pubblici e privati di ricerca, università. Anche grazie a generosi contributi dello Stato che permette l'immissione in commercio di migliaia di sostanze che si rivelano poi tossiche e nocive, riconosciute tali solo dopo mesi o anni a seguito dei danni provocati alla salute umana. Eppure, con la sperimentazione sugli animali, erano state garantite come innocue. L'attuale legge in vigore, la n. 116 del 1992, ha rivelato l'esistenza solo in Italia di più di 500 laboratori di sperimentazione animale. I controlli sono pressoché inesistenti, e nessuno, mai, va a sindacare sull'opportunità e "necessità" delle sperimentazioni autorizzate o notificate.

Quali animali sono utilizzati negli esperimenti?

Soprattutto topi e ratti (per il 95%), ma anche gatti, cani, primati non umani, porcellini d'India, mucche, suini, cavalli, pecore, capre, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli... Ma nessuna specie può essere modello sperimentale di un'altra specie. I medici antivivisezionisti partono dalla semplice ed oggettiva constatazione che gli animali non sono modelli sperimentali adatti all'uomo, perché troppo diversi da noi. Ogni specie animale è infatti biologicamente, fisiologicamente, geneticamente, anatomicamente molto diversa dalle altre e le estrapolazioni dei dati tra una specie e l'altra sono impossibili.
Quello che tutte le specie hanno in comune è che si tratta di esseri senzienti, che provano paura, dolore, e ogni altro sentimento e sensazione. Ma, paradossalmente, questa è proprio l'unica similitudine che i vivisettori negano.
Per lo sviluppo dei farmaci, dopo i test su animali si passa a quelli sugli umani (qualsiasi sia il risultato ottenuto sugli animali, anche se i farmaci hanno mostrato effetti collaterali dannosi per una o più specie animali): prima "volontari" sani, per verificare gli effetti collaterali (pagati profumatamente, e spesso ignari dei pericoli che corrono), e poi i malati in clinica, per verificare l'efficacia del farmaco. Ma alla fin fine la vera cavia è il consumatore finale nei primi anni di messa in commercio del farmaco (che verrà poi eventualmente ririrato dal mercato se ritenuto dannoso).

Quali esperimenti vengono effettuati?

Tutti, anche quelli che non puoi immaginare. Tra i più comuni: test di tossicità acuta e cronica, irritazione della pelle ed inalazione, avvelenamento, induzione di cancro in varie parti del corpo. Gli animali sono obbligati ad ingerire sostanze di ogni genere dalle creme ai pesticidi; vengono privati dei genitori per esperimenti psicologici; vengono irradiati con raggi di ogni tipo; vengono torturati con elettrodi nel cervello; vengono modificati geneticamente nel tentativo di renderli più simili all'uomo, ma non basta cambiare 1, 2, e nemmeno 1000 geni per ottenere un uomo in miniatura.

L'uso di animali serve alla salute umana?

Gli esperimenti sugli animali non solo non sono necessari, non solo non sono utili, ma sono, spesso, dannosi, perché portano a risultati fuorvianti, o inutili, che danno un falso senso di sicurezza per la successiva sperimentazione sull'uomo. Che, per legge, deve comunque esserci.
Come facciamo a sapere che un risultato trovato su una data specie animale è applicabile all'uomo? Semplice, proviamo la sostanza da sperimentare sull'uomo, e solo DOPO possiamo dire che quella specie, per quella determinata sostanza, si comporta in modo simile all'uomo. Così avviene.
Sperimentando su varie specie animali si trovano sempre risultati discordanti: come sapere A PRIORI, qual è la specie che, in quel caso, è la più simile all'uomo? Non è possibile.
Ad esempio, gli effetti tossici della diossina sono stati studiati su molte specie animali: per il porcellino d'India e il ratto, questa sostanza è MOLTO TOSSICA. Per il criceto è INNOCUA. Le altre specie danno risultati intermedi. Ebbene, da questi risultati, cosa possiamo dedurre per l'uomo? Sarà più simile al criceto o al porcellino d'India? NON SI SA, a priori. Solo dopo che l'uomo sarà venuto in contatto con questa sostanza, si potrà conoscere la risposta. Ma allora, i test su animali saranno stati inutili.
I veri progressi della medicina si sono sempre avuti grazie a osservazioni cliniche, a studi epidemiologici, a innovazioni tecnologiche (quali l'invenzione del microscopio, dei moderni strumenti di diagnosi, ecc.).

I chirurghi non si devono esercitare su animali prima di operare sugli umani?

Molti chirurghi si allenano su maiali e altri animali di laboratorio. Molti altri chirurghi - di oggi e di ieri - hanno ammesso che lavorare sugli animali crea confusione. Anche con un limitato bagaglio di conoscenze mediche, il buon senso ci suggerisce che gli interventi di ortopedia saranno molto diversi in un cane, per esempio, piuttosto che in un umano. Gli oftalmologi hanno perfezionato la cheratotomia radiale sui conigli, e poi l'hanno provata sugli umani. Solo dopo aver completamente accecato parecchie persone, sono riusciti finalmente a correggere la procedura.
Il campo della neurochirurgia offre un altro esempio. Le procedure di bypass extracranico-intracranico (EC-IC) per la malattia dell'arteria carotide inoperabile venne provata e perfezionata su cani e conigli. I neurochirurghi eseguirono migliaia di EC-IC prima di scoprire che l'operazione faceva più male che bene. Furono di più i pazienti che morirono o soffrirono di infarto (cerebrale) a causa di questa operazione di quanti invece ne furono salvati.
Lo stesso vale per la chirurgia a scopo di trapianto. Centinaia di gatti, cani, maiali e primati sono stati sacrificati nel tentativo di perfezionare operazioni di trasferimento di organi da una creatura ad un'altra. Nonostante il numero enorme di operazioni di prova sugli animali, la prima operazione sugli umani fallì . Trasferire le informazioni apprese sugli animali al corpo umano, si rivela sempre fuorviante.

Perché così tante persone ci credono?

Perché viene compiuta un'operazione di mistificazione. Riprendiamo il precedente esempio della diossina: se si scopre, dopo un contatto fortuito con l'uomo, che la diossima è tossica, si leggerà sui giornali, sulle riviste, sui futuri libri di testo: "Scoperta la tossicità della diossina. Questo risultato era già noto da studi su animali: per il porcellino d'india la sostanza è molto tossica". E' vero, non è una bugia: vengono solo nascosti dei dati.
Se, viceversa, si scopre che la diossina per l'uomo è innocua, si leggerà sui giornali, sulle riviste, sui futuri libri di testo: "Scoperta l'innocuità della diossina. Questo risultato era già noto da studi su animali: per il criceto la sostanza è innocua".
Capito il trucco? Si nascondono i dati che non fanno comodo.

Perché allora continuano?

Per interessi commerciali (con un esperimento su animali si può dimostrare qualunque cosa, dalla tossicità all'innocuità di una sostanza, basta trovare la specie adatta a quanto si vuole dimostrare) e di carriera (gli esperimenti su animali portano a veloci pubblicazioni su riviste scientifiche), e per inerzia, "perché così si è sempre fatto". I ricercatori sembrano non voler prendere in considerazione altre strade, diverse dal dogma della vivisezione instillato loro all'Università.

Nel passato, gli esperimenti su animali non ci hanno fornito delle cure per le malattie umane?

Per decenni, il pubblico è stato portato erroneamente a credere che gli esperimenti sugli animali avessero portato a "cure miracolose" e "conquiste mediche". Ma la verità è che gli esperimenti sugli animali non hanno contribuito a curare una sola malattia umana. La ragione è semplice: la sperimentazione animale non può produrre alcuna cura semplicemente perché è basata su una premessa che è scientificamente falsa. Di conseguenza, il tasso di incidenza delle malattie sta crescendo, così come stanno crescendo le percentuali di morte per malattia.
L'unico progresso significativo contro le malattie nel 20esimo secolo è stato il controllo delle malattie infettive all'inizio del secolo, che è stato ottenuto grazie a migliori condizioni di nutrizione e di igiene, e non grazie agli esperimenti su animali.
La domanda principale è: se la metodologia usata nella ricerca biomedica - esperimenti su animali - è valida, allora perché non si materializzano le cure così miracolose trovate sui topi?

Quali prove preliminari alla "fase clinica" potrebbero essere praticate allora?

Va chiarito innanzitutto che non è sempre corretto parlare di "metodi alternativi".
Il punto è che con la ricerca di base (o finalizzata alla produzione di un farmaco) fatta su animali non si ottengono informazioni utili per l'uomo, quindi non si tratta di usare "metodi alternativi", ma semplicemente smettere di portare avanti quella parte di ricerca che usa animali (la maggior parte degli studi pubblicati sulle riviste scientifiche non usa animali) e dedicarsi solo al resto.

I veri progressi della medicina si sono sempre avuti grazie a osservazioni cliniche, a studi epidemiologici, a innovazioni tecnologiche (quali l'invenzione del microscopio, dei moderni strumenti di diagnosi, ecc.), e, per quanto riguarda i test di tossicità, gli unici risultati affidabili sono quelli basati su colture di cellule umane, simulazioni al computer, modelli sintetici basati su dati già noti sulla specie umana.
Credere che esista solo la ricerca sugli animali e niente altro è semplicemente sbagliato, non è questa la realtà, la ricerca su animali è solo una porzione della ricerca totale, e questa porzione va eliminata, punto e basta.

Per quanto riguarda invece i test di tossicità, quelli necessari per la messa in commercio di sostanze chimiche, cosmetici e farmaci, ha invece senso parlare di metodi "alternativi", perché non si tratta di ricerca, ma di test standardizzati, sempre uguali, e qui sì ha senso dire che questi vanno semplicemente sostituiti con metodi alternativi senza animali, che sono dei test altrettanto standardizzati, ma più moderni ed efficaci, non certo così grossolani e inutili come quelli che usano animali, che ormai risalgono a oltre 50 anni fa.

I metodi senza animali per i test di tossicità si basano su colture di cellule e tessuti umani, anche combinati (cioè tratti da varie parti del corpo umano), su metodi computerizzati, sulla pelle artificiale. I vari metodi che man mano vengono messi a punto devono poi essere validati dall'ECVAM, l'istituto dell'Unione Europea preposto a convalidare e diffondere l'uso di metodi senza animali per i test obbligatori per legge.
In quest'ultimo campo il numero di animali usati in Italia e in Europa è in diminuzione costante.

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