Vivisezione - E se questo non servisse a niente?

Per gentile concessione dell'autrice, Daniela Condorelli.
L'articolo e' stato pubblicato nel numero di sabato 5 ottobre 2002 di "D" di Repubblica.

Ogni anno, nel mondo, 300 milioni di cani, gatti, roditori vengono sacrificati senza scopo. Ecco le prove che molti esperimenti sugli animali sono inutili, i risultati dei test troppo incerti e non applicabili all'uomo. Se si continua a farli è solo perchè fanno gioco alle aziende farmaceutiche.

Di Daniela Condorelli

Prova a cliccare su www.laboratoricriminali.cjb.net. Ti aspetti di leggere dei gruppi clandestini che maneggiano l'antrace, o le ultimissime sui progressi nucleari di Saddam. Niente di tutto questo.

Il sito - agguerrito, provocatorio, crudamente veritiero - traccia il profilo del vivisettore della porta accanto. Non ci avevamo mai pensato. Da quanti anni leggiamo degli sviluppi della ricerca scientifica, sorvolando sul numero di animali sacrificati per ottenere fantomatiche prove? "Bene, ha funzionato, ci sono speranze che diventi una cura", è il pensiero più o meno inconscio. Non è così, ma si guardano bene dal dircelo. Di dirci che la vivisezione è utile solo a chi vuole far carriera in fretta (pubblicare è più rapido e semplice); che sperimentare sugli animali serve a dimostrare tutto e il contrario di tutto; che la maggior parte dei test è crudele e, quel che è peggio, del tutto inutile.

Paradossalmente, sono gli stessi vivisettori ad ammetterlo. Che dire di quando la casa farmaceutica Lilly, a proposito dei farmaco sulla menopausa Forteo, affermò che i risultati di due anni di studio sui ratti (durante i quali tumori ossei erano insorti nella metà degli animali) non potevano essere trasferiti alle persone, perchè le ossa dei roditori si sviluppano in modo diverso? 0 di quando la Welicome, mettendo in commercio sostanze responsabili del cancro vaginale in tutti gli animali usati nella sperimentazione, si giustificò dicendo che "i test, obbligatori per ottenere le autorizzazioni alla vendita, non permettono di stabilire il minimo parallelo con l'uomo"? Attualissima e allarmante la contraddittorietà nel caso mucca pazza.

Lo scorso marzo, il premio Nobel Stanley Prusiner ha osservato che, nei topi, grandi quantità di prioni potevano concentrarsi anche nei muscoli, oltre che nel tessuto nervoso e linfatico. Immediati i commenti. Maurizio Pocchiari, dell'istituto superiore di sanità, ha affermato: "Prusiner si è messo in condizioni sperimentali che in natura non esistono". Insomma, il topo non è una mucca, nè tantomeno un uomo.

Eppure, l'assunto della validità della vivisezione si trascina senza timor di smentite, ma anche senza conferme. Lo dimostra, tra l'altro, la vetustà di alcuni esami, tra i più crudeli. Come il Draize test, ideato nel 1944 e usato ancor oggi tale e quale. Si misura l'irritabilità di una sostanza versandola negli occhi e sulla pelle di decine di conigli (che, non avendo lacrimazione, non possono espellerla); la si lascia lì per ore o giorni, finchè l'organo non necrotizza. 0 come il test LD50, utilizzato per la prima volta nel 1927, in cui si somministrano dosi crescenti di una sostanza a diversi animali finchè il 50 per cento di questi non muore.

Eppure, provare una sostanza su un animale per stabilire se è tossica è inutile. Perchè il risultato cambia a seconda della specie e soprattutto, è diverso sull'uomo. E non di poco. L'arsenico, per esempio, letale per le persone, non dà problemi a pecore e porcospini; la stricnina lascia indifferenti cavie, polli e scimmie, anche in dosi sufficienti a uccidere un'intera famiglia umana. Al contrario: l'insulina, indispensabile ai diabetici, provoca malformazioni in galline, topi e conigli; l'aspirina uccide i gatti e la penicillina è letale per le cavie ("per fortuna fu testata su altri animali", avrebbe commentato Florey, uno dei suoi scopritori). Abbiamo continuato per decenni ad autorizzare il commercio di farmaci solo perchè innocui sui topolini, salvo poi accorgerci che potevano uccidere l'uomo, e ritirarli dal mercato.

Il sito www.novivisezione.org riporta 50 disastri della sperimentazione animale. Si scopre così che il General Accounting Office statunitense ha passato in rassegna 198 nuovi farmaci dei 209 commercializzati tra il 1976 e il 1985. Il 52 per cento di essi presentava "gravi rischi emersi dopo l'approvazione", che la vivisezione non aveva previsto. La lista è lunga: l'antivirale fialuridine causò danni al fegato in sette pazienti su 15 (cinque morirono, due dovettero ricorrere a un trapianto). Eppure, sulle marmotte aveva funzionato così bene! Il clioquinol, un farmaco contro la diarrea, diede risultati positivi in topi, conigli. gatti e, cani. Peccato che nell'uomo causasse cecità e paralisi, tanto da essere ritirato nel 1982. L'Opren, attivo contro l'artrite, uccise ben 61 persone. Era stato testato sulle scimmie senza problemi. E l'anti-nausea domperidone dovette essere ritirato perchè causava tachicardia, effetto che i ricercatori non riuscirono a riprodurre nei cani neanche a dosi 70 volte superiori. "Il risultato? Centomila americani, ogni anno, muoiono per gravi reazioni avverse", denuncia Stefano Cagno, tra i più attivi medici anti-vivisezionisti italiani, autore di Sperimentazione animale e psiche: un'analisi critica (Cosmopolis) e di Gli animali e la ricerca (Editori Riuniti).

Viceversa, lo sviluppo di alcuni farmaci fu rallentato perchè non dava risultati promettenti sugli animali. Il caso dei beta-bloccanti che, secondo indagini di laboratorio, non funzionavano. Oggi sono considerati farmaci principe nel trattamento dell'ipertensione. 0 come la ciclosporina, cui si deve una svolta epocale nei trapianti d'organo: negli animali, aveva dato risultati deludenti. In sostanza: la vivisezione uccide inutilmente ed è nociva per l'uomo. Perchè, allora, continuare a praticarla? Secondo il Comitato scientifico anti-vivisezionista (tel. 06.322.0720), la sperimentazione su animali fa il gioco delle industrie che, potendo così ottenere facilmente l'autorizzazione a vendere i loro prodotti, immettono sul mercato centinaia di molecole, Come si spiegherebbe, altrimenti, che I'Oms ha dichiarato realmente utili 400 farmaci su 13 mila in commercio? 0 che la citicolina, indicata solo per alcuni casi di sofferenza cerebrale, nel nostro prontuario farmaceutico ha ben 19 nomi diversi? Che significa: 19 aziende vendono la stessa sostanza a prezzi diversi. Alcuni risultati, del resto, sono stati a lungo sfruttati dalle aziende. La lobby delle multinazionali del tabacco ha sostenuto per decenni che il fumo non è cancerogeno, perchè il cancro causato dalla nicotina è difficile da riprodurre in laboratorio. Non solo: alcuni animali, come i topi, sono avvantaggiati, perchè sintetizzano circa cento volte la quantità di vitamina C consigliata per prevenire il cancro nell'uomo. Per molti anni l'amianto non è stato considerato pericoloso, perchè non c'erano "prove scientifiche" (leggi: su animali).

"Ciascuno può ottenere il risultato che più gli fa comodo", denuncia Massimo Tettamanti, medico dei Comitato scientifico anti-vivisezionista e autore di Tossicità legale (Atra). Nei 1992 l'EPA, agenzia di protezione dell'ambiente statunitense, usò i test su animali per garantire la sicurezza di alcuni pesticidi nei prodotti alimentari, L'anno dopo, la stessa EPA inserì quei pesticidi in una lista di sostanze da ritirare dal mercato, perchè cancerogene per gli animali da laboratorio. È evidente che l'agenzia disponeva di dati contrastanti, e poteva usarli a suo piacimento. Perchè tutto questo? Che l'uomo sia diverso dalla cavia è lapalissiano. Che dire, poi, del fatto che il 60 per cento dei risultati ottenuti sul topo sono diversi da quelli ottenuti sul ratto, nonostante la vicinanza tra le specie? Già nel 1990 alcuni ricercatori della statunitense Mayo Clinic sostenevano, su Stroke, che, su 25 composti in grado di ridurre il danno da ischemia cerebrale nei roditori e nei gatti, neanche uno funzionava sull'uomo. Si dimentica, o si fa finta di dimenticare, che nessuna specie può costituire un modello sperimentale per un'altra? Gli animali sono simili a noi nel percepire dolore, apprensione, paura. Ma sono diversi per meccanismi di assimilazione, struttura fisica e biochimica.

Scrive Cagno, insieme all'attivista Marina Berati, in un illuminante opuscolo dal titolo Apriamo gli occhi sulla vivisezione "se il risultato sul topo è diverso da quello sul gatto, sul cane o sul ratto, a chi assomiglierà l'uomo? Solo dopo aver sperimentato sull'uomo si scoprirà, volta per volta, a quale specie egli assomigli di più, in quel particolare caso". Allora la domanda ritorna: perchè continuiamo a sezionare animali? Facciamoci caso: i resoconti della ricerca riportano quasi sempre dati che riguardano topi, ratti o comunque specie che suscitano ben poca emotività. Si dimenticano di riferire i risultati ottenuti su cani, gatti e scimmiette. Di dirci che ogni anno, in Gran Bretagna, muoiono tre milioni di animali, negli Stati Uniti circa 17 milioni e 300 milioni nel mondo. E nella sola Italia, un milione di animali vengono immolati alla scienza. Sei volte su dieci, per esperimenti di farmacologia. Sei volte su dieci, senza anestesia. Anche se la legge vuole che gli animali si utilizzino solo in mancanza di alternative. Anche se siamo l'unico Paese con la possibilità di obiezione di coscienza alla sperimentazione. La legge 413 dei 16 ottobre 1993 sancisce, infatti, che studenti, medici, tecnici e infermieri possano rifiutarsi di sperimentare su animali, e impone di prevedere laboratori sostitutivi. Sul sito www.laboratoricriminali.cjb.net ci sono i protocolli di ricerca di case farmaceutiche e università, che domandano al ministero della Sanità di autorizzarli alla vivisezione. Ma ci sono anche i commenti degli animalisti e persino nome, cognome e indirizzo di chi compie gli esperimenti, nero su bianco, le quantità di animali usati e le mutilazioni a cui sono sottoposti.

Vi è una selezione degli esperimenti più antiscientifici, di quelli più idioti e di quelli più dolorosi. Una sezione assegna il "premio crudeltà" all'Università Cattolica del Sacro Cuore, responsabile dei test più efferati: si legge di topolini neonati anestetizzati con ghiaccio e decapitati (senza sofferenza, sostiene la ricercatrice che chiede l'autorizzazione). Ma più delle parole parlano le immagini, spesso fornite dalla PETA (People for the Ethical Treatment of Animals: per info, Animalisti italiani, tel. 06.232.325.69): gatti con elettrodi conficcati nel cranio, scimmie con gli occhi cuciti, coniglietti intubati costretti a fumare, cuccioli di cane con aberranti deformazioni tumorali. I test, insomma, non si svolgono solo sui poco amati topolini. Lo dimostra Il fatto che, in Italia, nel 2000, siano stati utilizzati 766 cani, 612 scimmie e 26 gatti. E forse di più: la Lav (Lega anti vivisezione) denuncia che oltre 1.500 cani muoiono ogni anno nei laboratori. Un esempio: la Sigma Tau ha chiesto di poter sperimentare nuovi farmaci per l'insufficienza cardiaca su 80 beagle. Dopo l'intubazione, elettrodi verranno loro applicati sugli arti, un catetere inserito in un'arteria mediante puntura. Assumeranno farmaci per giorni e poi, "dopo un congruo periodo di convalescenza, potranno essere riutilizzati". Peggiore la sorte che tocca ad alcuni loro compagni, cui verrà inciso l'apice sinistro dei cuore per impiantare un apparecchio per misurare la pressione. Sull'arteria coronaria verrà messo un manicotto che, una volta gonfiato, provocherà un infarto. E dopo aver riposato, gli animali verranno osservati mentre corrono su un tapis roulant. Fino a quando verranno sacrificati con un'iniezione letale.

Sono beagle, come quei 56 cuccioli che, lo scorso maggio, hanno commosso l'opinione pubblica. Fermati alla frontiera con l'Austria, provenivano dall'allevamento Morini di San Polo d'Enza (Reggio Emilia), uno dei maggiori fornitori di cani per la vivisezione. Dopo indagini e pressioni da parte dell'OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali, la Morini ha dovuto chiudere i battenti: una legge regionale, la prima nel suo genere, vieta in Emilia l'allevamento di cani e gatti per la vivisezione. Oltretutto, sembra che i metodi adottati fossero alquanto discutibili. Paola Onorati, che in passato ha lavorato presso l'allevamento Morini, parla di maltrattamenti sugli animali: "I topi in eccedenza venivano presi a martellate, chiusi ancora vivi nei sacchi della spazzatura e gettati nell'inceneritore. E lo stesso trattamento veniva riservato ai cuccioli di beagle definiti "difettosi". E ancora: "Mancanza di norme di aerazione, box lunghi e stretti dove gli animali non possono neanche girarsi, libretti sanitari falsificati", denuncia Roberta Cattani, presidente della sezione di Parma dell'OIPA. Nonostante tutto, a metà settembre l'allevamento Morini sarebbe riuscito a "smistare" 118 cani tra Pomezia e Catania. Dovrà pagare una multa salatissima, ma sembra che questo non basti a fermare il commercio.

Gli affari sono affari: ogni beagle costa 516 Euro. Per conoscere le cifre dei mercato della vivisezione, basta cliccare sul sito della Harian (www.harlan.com), che pubblicizza prezzi e prodotti: topi, ratti, porcellini d'india, conigli, criceti, maiali, cani e gatti. Un beagle di sei mesi costa 473 euro, un gatto di nove 526. I topolini vanno da un paio di euro a oltre 70 per una femmina gravida. Dello stesso tenore il sito della Charles River (www.criver.com), che "fornisce più di 55 alterazioni chirurgiche sui roditori. L'acquirente può scegliere tra animali transgenici, ibridi, mutanti, sottoposti a operazioni, femmine gravide o con nidiata". Cani, maiali, pecore, scimmie sono invece le vittime della sperimentazione, in crescita, per clonazione e xenotrapianti, ovvero trapianti di organi animali. Lo scorso maggio, su The Guardian, sono stati pubblicati i dati dei 2000: in un anno, 582 mila animali sono stati modificati geneticamente nei laboratori britannici. Il report, reso pubblico dalla GeneWatch, dichiara come molti esperimenti implichino sofferenza: "aborti, morte prematura e sterilità sono effetti collaterali comuni". Non solo: su oltre 10 mila tentativi di clonazione, ci sono state solo 124 nascite e 65 animali sono sopravvissuti.

Enrico Moriconi, veterinario, nel suo libro "Dna e S.p.A.: non più uomini, non più animali", in pubblicazione per Cosmopolis, riferisce che prima di ottenere la scimmietta Andy, portatrice di geni di medusa (a che pro una scimmia fluorescente?), sono stati fatti 224 tentativi per ottenere 40 embrioni, e cinque gravidanze. Nonostante questo, gli esperimenti di clonazione animale sono cresciuti dell'800 per cento nell'ultimo decennio. E sull'inutilità della pratica si è espresso di recente Yu Jianqui, direttore dei cinese Chengdu Research Base, specializzato per la protezione dei panda gigante. Dopo aver tentato per anni di seguire la strada della clonazione, il WWF ha deciso che, per la sopravvivenza della specie, era più utile investire nella salvaguardia dell'ambiente naturale in cui questa specie vive.

Alle sofferenze dei cloni si vanno ad aggiungere quelle degli animali geneticamente modificati. Per esempio, per alimentare il business degli xenotrapianti. Gianni Tamino, europariamentare, docente di Biologia generale all'Università di Padova, autore di Il bivio genetico (Ambiente), cita uno studio economico pubblicato nel '93 dalla Sandoz (ora Novartis): vi si afferma che, entro il 2010, il numero di trapianti decuplicherà, arrivando a 460 mila. "Per soddisfare la domanda", si legge, "occorrerebbero 320 allevamenti di maiali, al costo di 650 milioni di dollari. Presumendo che, nel giro di qualche anno, ogni xenotrapianto costi 10 mila dollari, si prevede che nel 2010 l'introito annuale da organi di animale possa aggirarsi intorno ai 5 miliardi di dollari". "Quindi la Novartis", sottolinea Tamino, "che dal '93 ha messo un miliardo di dollari negli xenotrapianti anche per potenziare le vendite della ciclosporina (un immunosoppressore che riduce il rischio di rigetto), non investirà certo in alternative o prevenzione, che restringano il bacino di malati da cui attingere clienti". Per non dire che, su circa 2000 xenotrapianti realizzati nel mondo, solo una cinquantina di riceventi ha superato i due mesi di sopravvivenza. Questo significa che, grazie ai maiali transgenici, si potrebbe allungare la vita, se va bene, di tre mesi, con il rischio di sviluppare nuove malattie trasmesse dall'animale", commenta Tamino. E conclude: "Gli xenotrapianti non hanno futuro. Eppure si continua a investire, sottraendo risorse a ricerche più promettenti".

Ecco, allora, tornare la stessa domanda: perchè la sperimentazione animale? Perchè continuiamo a commettere quello che Gandhi definiva "il crimine più nero tra i crimini commessi dagli uomini"?

LE ALTERNATIVE CI SONO

Il modo per sostituire la sperimentazione animale c'è, e si regge su tre R: Refinement, Reduction e Replacement. Nel senso di: migliorare le tecniche per diminuire la sofferenza, ridurre gli animali da esperimento e usare metodi altemativi. Quali? Innanzitutto, la ricerca clinica: la maggior parte delle scoperte mediche, infatti, sono dovute all'osservazione (spesso casuale) sull'uomo di un fenomeno, che poi si cerca di riprodurre artificialmente nell'animale. E poi: autopsie, biopsie, esami endoscopici, colture in vitro di cellule e tessuti umani, simulazioni al computer, epidemiologia e statistica. Ancora agli albori, ma promettente, la ricerca sul tessuti. Sono molti i materiali che potrebbero venire usati: pelle, ossa, cartilagini, sangue, tessuti asportati durante operazioni chirurgiche o da biopsie. Ma non esistono, tranne che in Gran Bretagna, banche di tessuti umani per la ricerca. E che dire del fatto che i metodi alternativi devono essere validati? Per farlo, l'Unione Europea ha Istituito l'European Center for the Validation of Alternative Methods, che ha sede a Ispra (Varese). Peccato che, per validare i metodi sostitutivi, all'ECVAM utilizzino un approccio alquanto discutibile: il confronto con i risultati ottenuti da esperimenti su animali!

Ma le altemative funzionano? Emblematico uno studio riportato su Le Scienze: nel '94, alcuni ricercatori della State University di New York hanno mostrato il percorso effettuato nel corpo femminile dall'HIV, utilizzando campioni di tessuto umano. In seguito, gli stessi ricercatori hanno introdotto Il SIV (il virus analogo che infetta i primati) nella vagina di alcune scimmie, per poi ucciderle e dissezionarle. Hanno ottenuto gli stessi risultati. Ricco di opportunità è il settore della didattica.

Una legge (la 216/92) ammette la sperimentazione animale in quest'ambito "soltanto in caso di inderogabile necessità, e quando non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi". E questi sistemi ci sono: modellini di organi, film, video, simulazioni computerizzate interattive personalizzate, libri di fotografie, esperimenti su microrganismi, colture cellulari e tissutali. "Tra l'altro", sottolinea Massimo Tettamanti, medico anti-vivisezionista, "gli studenti che usano metodologie altemative hanno dimostrato di essere anche più preparati degli altri". Il tutto con un risparmio che va dal 15 al 54 per cento. Oggi circa Il 70 per cento dei corsi di laurea non usa animali (l'elenco completo si trova sul sito www.novivisezione.org). Allo stesso indirizzo, si può chiedere di provare gratuitamente i kit di metodi altemativi per la didattica.

PER STARE BENE. NOI E LORO

Sul volantino c'è un coniglietto con il cuore che batte e, a fianco, un uomo. Slogan: "Salvare entrambi si può". Che si possa fare ricerca per sconfiggere le malattie, e preservare vite umane, senza sacrificare gli animali è il messaggio della campagna contro la vivisezione inutile lanciata ieri da OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) e LIMAV (Lega Internazionale Medici Abolizione Vivisezione). L'iniziativa vuole sottolineare l'inutilità Scientifica della vivisezione, ma soprattutto denunciare le associazioni che raccolgono fondi per la ricerca finanziando anche sperimentazioni su animali.

Oggi, grazie a punti Informativi nelle principali città d'Italia, verranno venduti cesti di limoni e distribuito un volantino con l'elenco delle associazioni che promuovono la ricerca senza animali. Qualche esempio? La Lila (Lega Italiana per la Lotta contro 'Aids), e la Lega Italiana per la lotta contro i tumori. Al contrario, le associazioni che finanziano ricerche che fanno uso della vivisezione sono, tra le altre, l'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), l'ANLAIDS (Associazione Nazionale per la Lotta contro l'Aids), Telethon, Il Comitato 30 ore per la vita e l'Airc (Associazione Italiana per la ricerca sul cancro).

Per info: www.RicercaSenzaAnimali.org, oppure OIPA e LIMAV, Tel. 02.642.7882.

Ma chi volesse sostenere la campagna contro la sperimentazione animale, può fare di più che boicottare le associazioni della "lista nera". Per esempio, allestire una mostra fotografica contro la vivisezione, chiedendo i CD-ROM con le foto (tra cui quelle che si vedono su queste pagine) aittraverso il sito www.novivisezione.org.

Crimini nascosti

Mostra fotografica

Se non hai il coraggio di guardare cosa succede nei laboratiori di vivisezione a maggior ragione:

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